L'Impero di Medoc
Ricordo quando l'alto castello nero emergeva dalle nebbie. Tutt'intorno alla fortezza le industrie realizzavano gli armamenti per l'esercito e gli strumenti di lavoro.
Le foreste di funghi giganti si arrampicavano lungo le pareti rocciose della valle creando con le loro spore vellutati manti colorati sui tetti della nostra città. Diventava impossibile distinguere i fumi delle ciminiere da quelle naturali della densa nebbia mortale che inondò la nostra valle.
Un impero in una sola città, un regno in una valle.
Eravamo come delle formiche che cooperavano per la grandezza del loro formicaio e della loro regina. Il nostro impero era veramente potete e l'immortalità della nostra imperatrice era per noi l'unica ragione di vita.
Bellissima, sovrannaturale, inarrivabile. Tutti noi venivamo portati al suo cospetto all'età di sette anni per ammirarla e gioire del suo trionfale sorriso.
Ricordo ancora la magnifica sala nel cuore della fortezza nera sorretta da immensi pilastri di ferro e illuminata dai tetri forni.
Fu emozionante scendere nelle profondità della fortezza sugli ascensori a vapore alimentati costantemente dagli schiavi umani. Non tutti i medoci si consideravano umani, io ho sempre pensato di esserlo forse perché ho avuto la gioia di avere un figlio.
Vivere tra le nebbie ci isolò dal resto dei popoli e in qualche modo ci diversificò. Lentamente mutò il colore della nostra pelle, dei nostri occhi e diventammo quasi totalmente sterili.
Mio nonno mi raccontava che prima Medoc non era un impero così militarizzato ma che c'erano anche diplomatici che vivevano in grandi case di pietra in superficie. Portavano lunghi cappotti, pantaloni stretti e cappelli, ed utilizzavano la tecnologia militare per migliorare costantemente la loro vita.
Il mio ricordo di Medoc però è legato alla sua grande forze militare, ai suoi reggimenti e alle brigate, alle armi, al metallo e alla forza del fuoco e del vapore.
I popoli di Artel non ci ringraziarono mai per la nostra guerra eterna contro le nebbie. Abbiamo sempre vissuto in una valle immersa nella nebbia velenosa e riuscivamo a sopravvivere grazie alle nostre tecnologie, alle nostre maschere e alle nostre armi.
Il IV battaglione combatteva senza sosta sul guado degli errori per difendere la nostra terra senza chiedere nulla in cambio se non l'approvazione dell'imperatrice.
Quante bestie immonde, esseri antropomorfi e altre mostruosità sono morte sotto la vivace sperimentazione bellica dei nostri ingegneri.
Quando Medoc entrò in guerra contro gli altri popoli era per trovare una nuova terra perché la forza eterna delle nebbie aveva ormai lacerato lo spirito e le risorse del nostro esercito.
Non c'era più nulla che potessimo fare se non scappare.
Ma quel nero castello di ferro nero che scendeva nelle viscere della terra non cadrà mai perché la nostra imperatrice è immortale e nel buio della terra, anche se i forni cesseranno di bruciare, lei continuerà a dormire aspettando il momento giusto per raccogliere a se i suoi figli.
Ormai sono uno dei pochi superstiti e non mi resta che vagabondare per le Valli alla ricerca di miei simili per sopravvivere in un era che non sembra destinata all’uomo.
Era cupa, questo è vero, e capisco chi la chiamava la Buia Valle dei Medoc.
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