Le Valli di Artel
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L’ERA PERDUTA

Un'era antica perduta nei ricordi di poche leggende …

Nessuno è in grado di stabilire con certezza quando e dove iniziò la civiltà dell’uomo. Prima del grande impero di Grendor vi erano numerosi popoli che regnavano in vasti continenti. Si racconta di grandi guerre e lunghi periodi di pace, di re giusti e di inconcepibili misfatti. Questo passato è da ricercare nel cuore stesso delle persone e delle loro leggende perché sono pochi i documenti giunti fino a noi.

L’ERA DEL GRANDE IMPERO

Gli eserciti di Grendor facevano tremare ogni terra …

Grendor è il nome del più grande impero mai fondato dall’uomo. Si estese su molti continenti e su tutti i mari. Le flotte e gli eserciti si spingevano in terre lontane per sottomettere qualsiasi sovrano al volere del loro imperatore. L’esercito militare di Grendor era disciplinato e ben addestrato. Il susseguirsi di una fortunata dinastia, quella degli Arstor, permise all’impero di raggiungere il suo massimo splendore prima della follia del sesto discendente: Arstor VI. I primi tre imperatori regnarono con prudenza e audacia imponendo ai popoli sottomessi tributi ragionevoli e una discreta tolleranza nei confronti di culture e religioni differenti. Fu unificato il calendario, il conio e la lingua facilitando così gli scambi culturali ed economici tra i popoli sottomessi, vennero ampliate le strade e tracciate le prime rotte commerciali. Arstor l’illuminato Arstor IV detto l’illuminato accolse sotto la sua ala protettiva un sacerdote di nome Yuharm, predicatore di una nuova religione che spazzava via gli antichi Dei sparsi nel suo immenso regno. Intollerante verso gli infedeli Arstor l’illuminato compì vere e proprie campagne militari in tutto il suo vasto impero ai fini di diffondere la parola dei nuovi Dei. Il figlio crebbe educato dal sacerdote, indottrinato e plagiato al valore delle nuove divinità, accecato dalla fede. Arstor il debole Re Arstor V detto il debole continuò la strada del padre ma animato da una forza e da una determinazione che spaventava tutto il regno. Gli insegnamenti e i consigli di Yuharm plagiavano la mente del sovrano e in tanti sospettavano fosse vittima di un sortilegio. Le pene per gli infedeli si fecero sempre più truci e insistenti creando diversi malumori in tutto il regno. Per riuscire a indottrinare un maggior numero di persone istituì un ordine di inquisitori, capaci di insinuarsi capillarmente nel regno. In una delle sue numerose campagne di persuasione si imbatté nelle valli di Artel: e la sua fede vacillò. In queste terre popolazioni di cui non conosceva l’esistenza erano in grado di compiere miracoli in nome di forze a lui sconosciute. Uomini primitivi dal corpo coperto da pitture evocavano gli elementi vincolandoli al loro volere richiamando il potere e la forza degli spiriti; uomini evoluti e saggi dall'alto delle loro splendide torri piegavano la fisica e la vita al loro volere; misteriose creature chiamate elfi parlavano con le piante e gli animali e riuscivano a curare ferite e malattie mortali con le loro mani e la loro voce. Sconvolto da un simile potere e sconfitto sul campo di battaglia tornò nel cuore del suo impero ed iniziò a scrivere “le cronache di Artel”: la più antica opera compiuta pervenuta prima dell’avvento delle nebbie. Durante la vec chiaia Ar s tor V venne miracolosamente curato da un sacerdote del suo credo facendogli riacquistare parte della fede perduta ma non la forza e il vigore di un tempo. Nel frattempo, negli angoli dell’impero, la cessazione dell’inquisizione e della predicazione fece iniziare un processo di mutazione religioso in moltissime persone. Arstor il folle L’imperatore Arstor VI verrà nominato il folle. Affascinato dal racconto del padre dedicò la sua vita allo studio e alla ricerca dell’occulto. Iniziò così i suoi lunghi viaggi, dimenticandosi dei suoi doveri di regnante, alla ricerca di presunti maghi, fattucchieri e sacerdoti. Se il padre non era pazzo e le righe delle cronache di Artel non nascondevano fandonie i poteri degli abitanti di quelle vallate, se reali e non dettati dalla superstizione, erano grandiosi rispetto a quelli proclamati dalla religione dell’impero. Decise allora di partire per le Valli. Per mantenere l'ordine iniziò una campagna militare fondata sul terrore ripristinando e dando nuovi poteri all'inquisizione e ampliando il suo esercito al fine di sottomettere Artel e rubarne i segreti. Arstor VI ridusse il suo popolo alla fame in breve tempo e abbandonò il suo imperò per raggiungere, alla testa del suo immenso esercito, le Valli. Re Arstor era ancora giovanissimo, aveva solamente ventiquattro anni quando sbarcò per la prima volta nella Valle del Mare, nelle terre di Artel. Il suo esercitò non trovò opposizione, le terre erano scarsamente popolate. I maghi di Lerna chiesero una tregua per evitare inutili spargimenti di sangue. Arstor il folle cedette il proprio trono ad un sovrintendente. Dietro una retta il concilio di Lerna ospitò l’imperatore nell’accademia di magia per insegnarli le arti magiche. L'impero intanto iniziò a dare segni di instabilità e diverse ribellioni si sollevarono in diversi punti dello stesso. Arstor, animato da un nuovo spirito, iniziò ad apprendere l’arte della magia dimostrando un talento e una determinazione fuori da comune. La stessa accademia di magia di Lerna rimase stupita dai pericolosi progressi dell’imperatore. L’imperatore, ricco e potente, riuscì a corrompere molti dei consiglieri di Lerna e ad ottenere anche incantesimi proibiti e reputati pericolosi. Il figlio legittimo dell’imperatore, leggendo alcuni scritti del padre, riuscì a scoprire le sue reali intenzioni: risvegliare innominabili creature dell’ombra per soggiogarle e conquistare il mondo sottomettendo ogni forma di vita al suo volere. Il principe, appoggiato da quella parte di nobiltà che volevano la morte di Arstor VI, a causa delle loro ingenti perdite economiche causate dall’abbandono del regno e dal vacillare delle province, assassinò il padre. Il principe Arstor VII detto Il Risoluto salì al trono. Arstor VII Il nuovo imperatore ignorava l’incredibile quantità di seguaci che suo padre aveva intorno a se, sia nell’impero sia nella valle di Lerna. Si accorse ben presto di aver una potente setta di maghi contro di sé. Affascinato dai racconti del padre sulle Valli di Artel decise di organizzare una campagna militare per occupare quelle terre e distruggere la valle fiorente e quel folle concilio di stregoni che aveva fatto impazzire suo padre e che possedeva pericolosi sortilegi capaci di risvegliare creature innominabili. Re Arstor VII morì nel campo di battaglia ucciso dal Re dei Nani, alleati agli uomini nativi delle Valli in questa grande guerra. Il declino degli Arstor Nei più remoti confini dell’impero erano già iniziate numerose guerre civili e i popoli pretendevano la libertà che gli era stata fino ad allora negata. La maggior parte dell’esercito era stato inviato ad Artel per sostenere la campagna dell’imperatore. La morte di Arstor VII fu la goccia che fece traboccare il vaso. La giovane regina si ritrovò a dover reggere un immenso impero nell’attesa che i figli dell’imperatore raggiungessero l’età per regnare. L’imperatrice venne uccisa nel suo palazzo da un ignoto assassino mentre i due figli dell’imperatore scomparvero nel nulla senza lasciare traccia. L’impero successivamente cadde senza avere più nessuna vicenda in comune con le Valli di Artel e con Lerna; crollò su se stesso spazzato da sanguinose guerre civili, mosse nel nome dell’ indipendenza.

L’ERA DELLE NEBBIE

Non vi furono più giorni sereni, le nebbie sono come acqua in una diga che sta per cedere …

Le folli idee di Arstor VI non morirono con lui. A Lerna tanti grandi maghi erano rimasti influenzati dal suo sogno e della sua ambizione. Fu proprio tra le mura della grande accademia, devota agli studi magici della fiorente Lerna, che un mago completò l’opera di Arstor recitando per lui l’incantesimo che segnò per sempre il destino dell’uomo e di tutti gli esseri viventi. Costui era uno degli allora sette membri del consiglio di Lerna: Murnal. Nelle profondità dell’accademia, aiutato da altri potenti maghi, recitò l’incantesimo per richiamare le nebbie nere, ovvero l’essenza del Dio Gural, sulla terra. In poco tempo il cielo si oscurò, la terrà iniziò a inaridire e le acque a marcire. Il mondo venne avvolto da una densa nebbia nera che portava con sé ogni nefandezza. I regni degli uomini caddero uno dietro l’altro, le genti iniziarono a fuggire, cercando rifugio in terre sempre più lontane, ma anche esse si rivelarono corrotte dall’essenza della nebbia; alcuni cercarono di sfuggire a quel destino tramite le acque, ma anche quelle non erano sicure. Pochi furono i popoli che, in tempi ed in modi diversi, riuscirono ad arrivare all’ultimo baluardo di salvezza dalla distruzione totale: le Valli di Artel.

 

 
 
Le Valli di Artel